Lo sente questo, signor Anderson?


Questo è il suono dell’inevitabilità.

Come inevitabile il fatto che , prima o poi, una tecnologia forte come quella della carta elettronica, possa arrivare a produrre ammenicoli meravigliosi come quello che, altrettanto inevitabilmente, mi sono accaparrato e che potete visionare nella foto accanto.

Il modello che ho scelto è il Sony E-Reader PRS-505, un modello già soppiantato da alcune nuove release di e-book reader (ora touch-screen su tutta la gamma) da parte di Sony, il quale presenta l’enorme vantaggio di essere economicamente abbordabile per un prodotto intrisecamente diverso da tutto quello che, di elettronico, si è posseduto. Come già accennato, il reader non possiede uno schermo magico al tocco ma si è rivelato essere più che sufficiente per quanto riguarda il mio bisogno di avere qualcosa da leggere in ogni momento senza dovere, per questo, appesantirsi di roba.

Con una veloce ricerchina in rete esistono anche diversi trucchetti utilizzabili con il dispositivo. Di seguito la lista dei miei favoriti.

Ruotare lo schermo

La procedura normale consisterebbe nell’andare a ricercare la corrispondente voce di menu, ma esiste una scorciatoia. Tenere premuto per 5 secondi il tasto del ridimensionamento del testo e magicamente il testo verrà mostrato in formato portrait o landscape.

Saltare 10 pagine

Stesso concetto del trucchetto precedente. E’ possibile avanzare o retrocedere di 10 pagine per volta semplicemente tenendo premuto per 5 secondi il tasto corrispondente all’avanzamento di pagina.

Andare ad una certa percentuale del libro

Tenendo premuto per 5 secondi il bottone numero 1 del tastierino laterale, si verrà portati all’inizio del libro. Con il tastino numero 2, si viene portati direttamente al 20% delle pagine totali, con il numero 3, al 30% e così via. Comodo per trovare un passaggio o un brano di cui non ci si ricorda esattamente la posizione all’interno del testo scritto.

Questa la lista dei trucchetti che sono riuscito a trovare in rete ed era quindi inevitabile scrivere un post per tenermeli a mente.

Inevitabile.

Quanto la lenta agonia del supporto cartaceo.

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La carta è stanca.


notepadFogli, foglietti, appunti, noticine sparsi ovunque nella mia vita. Pezzetti di carta che rimangono impilati in posti improbabili e vanno perduti proprio nell’esatto istante in cui divengono indispensabili. “Le lascio il mio numero di fax“, “ah … sì… attenda un attimo che cerco un pezzetto di carta… ecco… ancora un secondo che trovo una penna… acc… questa non scrive…” e così via, in un’improbabile commedia con un infinito numero di repliche. Poi, la fantastica invenzione dei Post-It che, dopo essere stati appiccicati per un paio di giorni sul mio monitor, vanno a rimpolpare il cumulo di cadaveri gialli sulla base dello stesso, che tanto mi ricordano la stagione autunnale.
Basta. Siamo nel XXI° secolo e ho deciso che la carta, che tanto ha ben servito l’umanità durante la storia, è diventato un mezzo obsoleto e poco conveniente.
Per questo mi sono messo alla ricerca di quello che potrebbe essere una versione elettronica di un blocco appunti veloce e sempre a portata di mano e, devo dire la verità, non è stato facile.
Scartate a priori le varie emulazioni su schermo degli appiccicosi fogliettini gialli, la prima risposta che potrebbe venire in mente è di utilizzare il solito editor di testo presente in tutti i sistemi operativi: notepad per windows, textpad per mac o qualche altro editor per tutto il resto, ma la questione non è così semplice. Prendere appunti, nella mia visione, consiste nel dare un titolo ad un foglio e scrivere informazioni sotto e questo e utilizzando un normale editor, diventerebbe scomodo nel momento in cui ogni argomento dovesse avere un suo file distinto. Bisognerebbe pensare ad un’organizzazione strutturata di tutti questi file, magari con un albero delle directory studiato ad hoc. No, non è questa la strada. Bisogna trovare un software che integri un sistema di gestione di una collezione di note.
Dapprima mi sono lasciato tentare da una delle mode del momento: Evernote e l’ho utilizzato per qualche tempo. Possiede delle funzionalità molto carine, tra cui anche quella di potersi sincronizzare in remoto con un account personale e quindi di poter avere, anche su diversi computer, gli stessi appunti. Inoltre consente di integrare immagini, immettere dei tag per gli argomenti toccati nei vari documenti e mille altre piccole facilitazioni. Forse è proprio questo che mi ha portato, dopo qualche settimana a disinstallare il tutto: troppe cose. Il blocco appunti che io pensavo è qualcosa di immediato. Apri, scrivi, chiudi. Non hai bisogno di districarti fra mille opzioni anche perchè, alla lunga, se ne utilizzano solo un insieme limitato e tutte le altre diventano un inutile fardello.
Di seguito mi sono orientato verso alcuni software che mi permettevano di avere una sorta di wiki in modalità locale. Sia per Windows che per Mac esistono dei programmini interessanti in questo senso. Solo per citarne un paio: wikidpad e WikityWidget che, a prima vista, possono sembrare la soluzione definitiva. Dopo un breve periodo in cui ho cominciato ad organizzare i miei appunti istantanei in paginette, sottopaginette, indici e sommari mi sono cominciato a chiedere se tutto questo avesse un senso. Certo, bellissimo, nessuno lo mette in dubbio, ma sicuramente poco pratico nel momento in cui si è al telefono con qualcuno e si è costretti a prendere un appunto su una pagina qualsiasi e, al termine della telefonata, cominciare a districarsi fra i collegamenti per rimettere nel giusto ordine le informazioni.
Di seguito, l’illuminazione.

Notational Velocity

Questo minuscolo pezzo di software, oltre ad essere gratuito e a sorgente aperto, è un’espressione della genialità umana. Lo lanciate (di solito, una volta sola all’accensione del computer) scrivete un titolo, invio, scrivete l’annotazione. Tutto qui. Fine delle istruzioni e del percorso di apprendimento. Fine dei problemi.
La nota presa con questo metodo verrà immessa nel database e pronta per essere ricercata. Come? Scrivete una parte del titolo. Tutto qui. Fine delle istruzioni e del percorso di apprendimento. Fine dei problemi.
Va bene, non fa molto di più. Non esiste la possibilità di inserire immagini, non c’è nessun modo per creare collegamenti fra un documento e l’altro e non sincronizza con altri computer. Ma siamo sicuri di avere bisogno di tutto questo? Io, personalmente, no.
L’unica grossa pecca è che NV è attualmente disponibile solo per Mac, perlomeno fino a quando qualcuno non si accorgerà della praticità e lo vorrà implementare anche per Windows o per Linux. Questione di tempo.
Per quanto mi riguarda lo sto usando da qualche tempo con discreta soddisfazione. Al telefono non faccio più addormentare l’interlocutore nella spasmodica ricerca di foglio e penna e ho tutte le informazioni a portata di mano quando mi servono.
La carta può prendersi un meritato riposo.

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Si balla il samba sulla macchina del tempo.


Questo post ha avuto una gestazione travagliata.

Da qualche tempo cercavo una soluzione per fare i backup del mio Macbook, tramite la comoda Time Machine, su una condivisione Samba nella mia rete casalinga e a questo riguardo ho spulciato diverse paginette in rete che fornivano alcune soluzioni. Ogni volta seguivo pedissequamente le istruzioni date e, dopo avere lanciato il backup, mi accingevo a scrivere il post per ricordarmi come avevo fatto. Invariabilmente il backup falliva e io cancellavo il post appena scritto.

Abbastanza frustrante.

Fino al giorno in cui l’ineffabile Engio mi ha mandato una paginetta, vergata di suo pugno, intitolata “Network backup on Samba/Windows server with Time Machine: THE EASY WAY”. Un po’ scettico ho ricominciato tutto da capo e, mentre sto scrivendo, il salvataggio su una condivisione di rete sta procedendo.

Vediamo il procedimento.

Innanzitutto è necessario abilitare il supporto per le condivisioni Samba sulla Time Machine aprendo un terminale ed eseguendo

defaults write com.apple.systempreferences TMShowUnsupportedNetworkVolumes 1

Di seguito bisogna connettere la condivisione di rete che si intende utilizzare

Finder ->  Go -> Connect to Server…

Selezionate una condivisione che avete precedentemente creato e connettetevi. Di seguito si può avviare la Time Machine.

Tra le opzioni per la scelta di una locazione in cui scrivere il salvataggio, sarà possibile selezionare la condivisione che avete connesso e fare partire un backup.

Velocemente, aprite la condivisione e noterete che verrà creato un file con uno strano nome. Un buon esempio potrebbe essere questo.

Federico’s MacBook _002500a1f41a.tmp.sparsebundle

Copiatevi la stringa escludendo “.tmp.sparsebundle” e otterrete una roba simile a questa

Federico’s MacBook _002500a1f41a

Dopo un po’ di tempo il backup fallirà (non preoccupatevi, è normale che finisca così) e il file da cui avete ricavato il nome verrà cancellato.

Ora bisogna aprire la Disk Utility e creare un nuovo file di tipo “sparsebundle” che andremo a posizionare, temporaneamente, sul desktop. Il nome di questo file dovrà essere uguale a quello che avete annotato precedentemente. Decidete la dimensione del vostro file di backup (io che salvo il disco completo l’ho dimensionato alla capienza dello stesso aggiungendo 1/3) ma non curatevi della occupazione del file sul vostro disco locale in quanto, nella fase di creazione, esso avrà una dimensione minimale di un paio di MB. Per quelli di voi che ci tengono a trasgredire alle istruzioni e vorranno crearlo direttamente sulla condivisione di rete, sappiate che non vi sarà possibile farlo, pena un errore.

Al termine della creazione potete prendere il file e copiarlo all’interno della condivisione e cominciare a pensare al modo migliore per premiarvi per la riuscita dell’operazione.

Aprite di nuovo la Time Machine, settate il network drive come destinazione ed infine premiatevi nella modalità precedentemente scelta.

Considerate che il primo backup è, di solito, molto corposo e richiede un bel po’ di tempo. Il mio consiglio è di avviarlo prima di andare a letto lasciando il portatile acceso.

Il backup che avevo lanciato mentre mi accingevo a scrivere questo post è finito correttamente e posso salvare e pubblicare: missione compiuta.

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