Una delle cose più frustranti del lavoro dell’informatico è di trovarsi nella situazione in cui ogni modifica fatta non produce alcun risultato. Non mi riferisco a risultati errati o non conformi a quello che ci si aspettetterebbe, ma proprio ad un “nulla di fatto”. Dopo qualche mezz’ora passata scervellarsi su files di configurazione, arriva il fatidico momento del test e si scopre che la situazione non è cambiata per nulla e, oltretutto, non si ha nessuna indicazione su qualche possibile errore commesso e, di conseguenza, della possibile risoluzione.
Per chi possiede un minimo di esperienza, il primo imputato a cui addossare le colpe di un “nulla di fatto” è la famigerata cache.
Il tipico esempio della sindrome di “frustrazione da cache” avviene quando si aggiorna un record del DNS e si attende la propagazione della modifica attraverso tutti i server. Se l’indirizzo è stato messo nella cache del sistema che si sta utilizzando, il risultato è paragonabile a quello di assaporare una bella tazza di brodo sotto ad una pioggia torrenziale: niente per un tempo infinito.
Da qui la necessità di appuntarmi i comandi per la pulizia della cache del DNS sui diversi sistemi operativi che utilizzo quotidianamente:
Windows
ipconfig /flushdns
Ubuntu
sudo /etc/init.d/dns-clean start
Mac OS X
dscacheutil -flushcache
Chissà se me ne ricorderò la prossima volta che modifico un indirizzamento o se continuerò ad attendere quello non può accadere.


